Il filosofo del niente e la “speranza pura”
di Francesco Santopolo Francesco Santopolo (*)
Caro Giuseppe,
nel rimarcare il carattere “verticale” del paesaggio agrario italiano, Emilio Sereni nel 1961 suggeriva una chiave di lettura della storia dell’uomo e di come si era organizzato per vivere un luogo, ma indicava anche la complessità di un aggregato – il territorio, appunto – che avrebbe meritato una maggiore attenzione da parte di quanti hanno preteso di governarne l’evoluzione e hanno finito con l’imbucarsi nei fenomeni connotativi della peste ecologica di cui ti sei occupato con rigore scientifico e documentale.
Tenere conto che l’Italia si dipana lungo la dorsale appenninica e che, specialmente in Calabria, si passa da oltre 1000a 0 metri di altitudine nello spazio di pochi chilometri, avrebbe significato mettere in campo misure atte a limitare i disastri ambientali di cui ti occupi nel tuo lavoro. Questo avrebbe comportato, finalmente, una maggiore attenzione ai problemi che i geologi pongono da tempo: il dissesto idrogeologico e i movimenti sismici.

Invece, come scrive Carlo Petrini, in 15 anni sono stati edificati tre milioni di ettari di territorio, l’equivalente di Lazio e Abruzzo messi insieme e con il “piano casa”il processo ha subito un’accelerazione. Dal 1950l’Italia ha perso il 40% della superficie libera, con picchiregionali che ci parlano, secondo i dati del Centro di Ricerca sulConsumo di Suolo, di una Liguria ridotta della metà, di unaLombardia che ha visto ogni giorno, dal 1999 al 2007, costruireun’area equivalente sei volte Piazza Duomo a Milano. Maè solo l’urbanizzazione la minaccia? O non è,piuttosto, un più generale uso sconsiderato delle risorse?
E non è un problema di competenze, quanto il risultato diun patto scellerato tra politica corrotta e criminalità,organizzata e non, che mirano ad arraffare tutto quello che èpossibile arraffare senza alcun rispetto per la collettività eper l’ambiente. Negli ultimi 50 anni si sono aggiunti unascellerata politica energetica, il ciclo dei rifiuti urbani,l’affare dei rifiuti tossici, tutto documentato nel tuolavoro.
Partiamo dalla perdita di suolo e vediamo come si intreccia conaltri problemi. Nei periodi interglaciali, la Terra ècostituita per il 75% da acqua, 10% da ghiacciai e deserti e soloil 15% rappresenta il suolo bioproduttivo per il quale si valutauna perdita annuale del 10%. Sulla perdita di suolo incidono ancheazioni antropiche apparentemente innocue, come le lavorazionicontinue in agricoltura. Dalla ricerca di Rothhmsted, ormai incorso da circa 150 anni, è possibile rilevare che un terrenosottoposto a lavorazioni meccaniche, perde uno 0,1% di sostanzaorganica l’anno, cui corrispondono kg 53-103 di carbonio chesi combina con l’ossigeno per formare anidride carbonica, ilpiù noto e diffuso gas serra, con un coefficiente ditrasformazione pari a 1,834- 104 (Pirro- Tommaso Perri, 2001).Facciamo qualche calcolo. Se un terreno a 50 cm di profondità,ha un peso di 3600 tonnellate/ha e un tenore in sostanza organicapari al 2%, la sua dotazione in carbonio è pari a kg 41.760,per cui la perdita annua di uno 0,1% vale kg 41,76 di carbonio.Applicando i coefficienti di trasformazione otteniamo laneoformazione di kg 76,58- 4.950,4 di anidride carbonica/anno perettaro sottoposto a lavorazioni, in pratica il 20% del gas serratotale.
Accettando la definizione secondo cui “Terreno vaconsiderata tutta la superficie solida della crosta terrestre chesi trova a contatto coll’atmosfera e che subisce, diconseguenza, apprezzabili modificazioni d’ordine fisico,chimico e biologico (Comel, 1937), dobbiamo convenire che laperdita graduale si sostanza organica significa trasformare ilterreno in un detrito minerale. La conseguenza non è solo laperdita di suolo ma una riduzione di biodiversità perchécon la sostanza organica si perdono le entità geobiotiche chene rappresentano il 13,54%, vale a dire 3,6 kg/ha (1/3 dellacomunità geobiotica), cui vanno ad aggiungersi lecomunità biotiche simbionti. È quello che è successoin altre aree del mondo. L’area della Mezzaluna fertile, incui i Sumeri hanno messo in atto tutte le loro conoscenze per dareil via alla nascita dell’agricoltura che doveva segnare ilpassaggio dalla preistoria alla storia, è diventata undeserto. Passando a considerare altri aspetti che ineriscono alla“Green Economy” che è verde solo nel nome,consideriamo i parchi eolici e le centrali a biomasse. Dopol’assalto al settore turbogas, in Calabria si è passatoall’affare eolico e alle centrali a biomasse.
Le società interessate hanno esercitato una notevolepressione sui comuni proponendo introiti apparentemente vantaggiosiin cambio dell’assenso all’installazione dei “parchieolici” per i quali le società godono di provvidenze a fondoperduto in misura del 40% degli investimenti da partedell’Unione Europea cui vanno aggiunti i CertificatiVerdi.
Tanti soldi che vanno a finanziare l’economia criminale ela politica collusa e corrotta. Un parco eolico è costituitoda 30 torri con una base in cemento di 100 mq per torre, in totale3.000 mq, un intero quartiere “urbanizzato”. Ci sonocomuni in cui sono stati realizzati 6 parchi (Cortale) pari a 1,8ettari di superficie tipologicamente urbanizzata. A parte leconsiderazioni generali sulla “sindrome da paleeoliche” per le quali rimandiamo alla letteratura specifica,l’urbanizzazione dei crinali comporta una perdita annua disuolo pari a 1.138-19.300 tonnellate per kmq, contro 0,4-0,7tonnellate che si perdono su terreno alberato. Se qualcuno volessechiedersi da dove sono arrivate le tonnellate di detriti che hannodevastato le pianure calabresi il 17 novembre 2013, dovrebbe sologuardarsi attorno. Per le centrali a biomasse il ragionamentoè più complesso.
Tra centrali esistenti e centrali in itinere, il fabbisogno dilegno in Calabria è di 896 mila tonnellate per anno, controuna disponibilità teorica (ammesso che tutta la produzioneforestale calabrese venga destinata alle centrali) di di 300 milatonnellate. Questo significa che le centrali dovrannoapprovvigionarsi .dall’estero ma allora perché siapplica il coefficiente 1,8 previsto per la “filieracorta”? La regione Calabria continua a programmare interventiper l’energia rinnovabile in presenza di alcunecontraddizioni.
La legge della Regione Calabria 29 dicembre 2008, n. 42 (Misure in materia di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili) è stata dichiarata incostituzionale con sentenza 124/2010della Corte Costituzionale. La Calabria ha un surplus energeticoche supera del 64% il fabbisogno regionale, ergo il problemaenergia in Calabria non è prioritario e si potrebbe chiuderela centrale a carbone di Rossano raggiungendo la parità dibilancio tra disponibilità.e fabbisogno. E allora perchési continuano ad autorizzare parchi eolici e centrali a biomasse,disattendendo una sentenza della Corte Costituzionale? Forseperché il solo parco eolico “Pitagora” di IsolaCapo Rizzuto, secondo le indagini riconducibile a un noto clanmafioso, ha fruttato una tangente di 2,4 milioni di euro ad unpolitico definito nella sentenza di rinvio a giudizio “leaderdi una struttura criminale”?
Quanto ai rifiuti, che costituiscono uno dei campi diattività della Mafia Spa, possiamo desumernel’importanza dall’espressione “La monnezzaè oro”, usata dal camorrista Nunzio Perrella,durante l’interrogatorio con il procuratore Franco Roberti.Era il 1992 e da allora si è scoperto che la monnezza èun business che non conosce crisi e ingrassa mafie, collettibianchi, imprenditori, personaggi dello Stato e delle istituzioni.D’altronde il capo mafia di Trapani Vincenzo Virga avràmodo di dire “Ni trasa munnizza, ni nescioro”, espressione attribuita anche a BernardoProvenzano.
L’affare è andato crescendo con il cosiddetto“sviluppo”, le attività tecnologiche connesse, glisprechi che caratterizzano la società dei consumi. La tua ricerca è certamente una denuncia forte di quella che giustamente hai definito la peste della Calabria ma se si potesse ritenere conclusa in una denuncia, sarebbe facile liquidarti come “filosofo del niente”, espressione cheCarlo Levi aveva usato per Giustino Fortunato e che sempre più spesso accompagna quelli che vorrebbero un mondo guidato dall’intelligenza e dal senso di responsabilità. Siamo,però, abbastanza adulti e smaliziati per capire che le scelteoperate in questi anni e che hanno portato ai tragici fatti da tedocumentati, non scaturiscono dall’incompetenza ma sonoespressione di quell’intreccio perverso tra politica corrottae criminalità organizzata, ormai diventato connotativo dellanostra storia.
Per oltre un secolo e mezzo, la mafia si è limitata a mediare tra politica ed economia ed era il mafioso a cercare il politico. Poi il nostro paese è stato attraversato da unamutazione antropologica che ha portato mafiosi e affaristi adentrare direttamente in politica e i politici a trattare con lamafia.
Leggendo con attenzione “Politici (e) malandrini” di Enzo Ciconte, si scoprono fatti di grande interesse come, per esempio, che una “vedova” di mafia decide di diventare sodale con il politico da lei indicato per oltre un anno come il mandante dell’omicidio del marito. Come dicono a Napoli,“Cumannà è meglio che f…”.
Preferisco chiudere qui, ricordando che la ‘ndrangheta calabrese è responsabile del 35% dei delitti ambientali commessi in Italia e che sono coinvolte tutte le ‘ndrine che operano nella regione, oltre, ovviamente, a molti politici, colletti bianchi e pezzi delle istituzioni in un circuito che siè internazionalizzato. È un caso chenell’affaire del “Gioiello del Mare” diBrancaleone, riconducibile al clan Cuppari, fosse coinvoltol’irlandese Henry James Fitzsimons, cassiere dell’IRA?O che ad Africo, in Via Garibaldi ci sono stati 31 morti percancro?
Che tristezza e che rabbia ma dobbiamo continuare la nostra battaglia, anche col rischio di diventare per sempre “filosofi del niente”.
Nel 1964, Pier Paolo Pasolini aveva scritto che “In Calabria è stato commesso il più grave dei delitti, di cui non risponderà mai nessuno: è stata uccisa la speranza pura, quella un po’ anarchica e infantile, di chi vivendo prima della storia, ha ancora tutta la storia davanti a sé”.
E, allora, che l’espressione di Marco Pannella “dove c’è strage di leggi c’è strage di popolo” possa diventare un’arma per liberarci dalla peste.
(*) Francesco Santopolo
Legambiente – Dottore in scienze agrarie, esperto in problemi ambientali